Pamela Filippi, pedagogista & gestalt counselor.

Oggi ho il piacere di incontrare Pamela Filippi, pedagogista & gestalt counselor. Raccontami qualcosa di te. In cosa consiste il tuo lavoro?

Per raccontarmi comincio dal presente, perché  da circa un anno, dopo più di 15 anni di lavoro come educatrice nei Servizi Educativi per l’Infanzia, a marzo 2021 ho iniziato la libera professione:  la mia vita è completamente cambiata e direi che lo sono anch’io!  Quindi ho piacere di presentare la nuova Me.

Ho aperto il cassetto dei sogni, fatto di quelle risposte alla domanda che ti fanno da bambina: cosa farai da grande? Io da grande faccio un lavoro che amo e in cui credo: Sono una pedagogista, consulente esperta nel settore pedagogico, educativo, psicomotorio e formativo e mi piacciono le sfide difficili.

Il mio lavoro consiste essenzialmente nel prendermi cura dell’infanzia e di chi si occupa dei bambini. Accompagno mamme, papà, coppie di genitori ed educatori/educatrici  alla scoperta delle loro risorse per attivare una vera e propria sintonizzazione emotiva con i bambini.

Principalmente svolgo attività di consulenza online rivolta a famiglie ed educatori/educatrici e sui social sono presente con post e blog rivolti soprattutto alle mamme e ai papà, nei quali curo molto i vari aspetti della genitorialità, la relazione educativa, lo sviluppo psicomotorio e del linguaggio del bambino da zero a sei anni. Purtroppo ho notato che ancora molti genitori non conoscono la mia professione e che non colgono l’occasione di rivolgersi ai professionisti, quando qualche dubbio o difficoltà entra nel loro quotidiano con i bambini. Innanzitutto vorrei chiarire che la consulenza pedagogica educativa non è una psicoterapia, ma un percorso formativo e conoscitivo per lo sviluppo del potenziale umano, cognitivo e creativo del bambino e dell’adulto.

Rivolgersi ad una pedagogista semplifica la vita del genitore (non lo dico io, ma i genitori che si sono rivolti a me in consulenza), perché permette agli adulti di conoscere e utilizzare una comunicazione efficace ed empatica nella relazione con i bambini. In questo percorso non si interviene sul bambino ma sull’ambiente,  per garantire la possibilità di uno sviluppo psicomotorio armonico e funzionale.

Nello specifico chi si rivolge a te cosa ti richiede? E come puoi essergli utile?

 Direi che i genitori soprattutto, arrivano da me con richieste sul bambino, evidenziandomi quasi sempre mancanze, difetti, difficoltà espresse dai figli e dopo la prima consulenza conoscitiva ci troviamo a spostare il locus di intervento dal bambino all’ambiente! Un ambiente fatto da tempi, spazi, materiali, regole, parole, abitudini, adulti importanti per lo sviluppo del bambino/della bambina. L’obiettivo delle mie consulenze è quello di fornire a genitori ed educatori/educatrici gli strumenti per affrontare momenti evolutivi dei bambini/delle bambine, situazioni conflittuali, particolari situazioni osservate in contesti educativi o familiari: una pratica educativa consapevole e rispettosa ed una comunicazione efficace ed empatica sono strumenti operativi  fondamentali nella relazione educativa!

Accrescere in consapevolezza porta il genitore, l’educatore/educatrice a sentirsi meno in difetto, in colpa, ma piuttosto pronto ad assumersi la responsabilità educativa con più positività.

Come diceva Gianni Rodari: “Dobbiamo imparare a fare le cose difficili, parlare al sordo, mostrare la rosa al cieco, liberare gli schiavi che si credono liberi.”

 Il senso del mio lavoro è questo, promuovere la cultura dell’infanzia, di una genitorialità consapevole e rispettosa, nell’epoca del “tutto e subito”, dei bambini esposti sempre più precocemente ai device, del distanziamento sociale e il probabile e poco curato, distacco emozionale dei futuri uomini e donne, è una sfida davvero difficile!

Quali sono i nuovi bisogni delle famiglie dopo l’esperienza dei lockdown per l’emergenza sanitaria?

In questo anno ho incontrato in consulenza genitori preoccupati perché hanno osservato nei figli crescenti disagi rispetto alle relazioni con gli altri bambini, o alla gestione delle emozioni , come rabbia e paura. Un alta percentuale di genitori di bambini di due-tre anni,  lamenta un ritardo nello sviluppo tipico del linguaggio dei propri figli. Ritengo che certe problematiche possano essere strettamente collegate al vissuto dei bambini e delle famiglie in questi due anni di emergenza sanitaria. Ovviamente, non si tratta di contestare i protocolli di sicurezza sanitaria, ma di capire come l’utilizzo di mascherine, il distanziamento sociale, i lockdown, e la didattica a distanza, possano aver influito sullo sviluppo di competenze motorie, cognitive, emotive e sociali, connesse con le tappe evolutive di ciascun bambino. Recuperare una pedagogia del corpo sembra quanto mai auspicabile in questo momento storico e sociale, per garantire ai bambini una costruzione del  Sé unitario e positivo. L’immagine del Sé che rimandiamo al bambino dovrebbe essere sempre una immagine bella, degna di amore e attenzione, prima di tutto di un corpo buono, sano e non pericoloso o malato. Per questo la cura della relazione educativa è quanto mai importante oggi, sia per i genitori che per tutta la comunità educante.

Cosa ne pensi dell’utilizzo dei dispositivi digitali da parte dei bambini?

Le nuove tecnologie digitali rappresentano un dato imprescindibile dalla attuale consapevolezza di Sé e del mondo, della stragrande maggioranza di bambini e bambine. Dall’arrivo degli smartphone alla diffusione dei social, la percezione del corpo negli anni è evidentemente mutata da parte delle nuove generazioni, basta fare un giro su Instagram o Tick Tock per rendersene conto.  Non si può demonizzare tutti gli schermi o porre divieti senza comprendere come le nuove tecnologie condizionino l’infanzia. Recentemente si parla di divieto sotto i 14 anni per l’accesso ai social media e in generale per l’utilizzo dello smartphone . Premetto che sono d’accordo e che con entrambe le mie figlie ho applicato regole restrittive sull’utilizzo del cellulare e dei social in base all’età e ai loro bisogni evolutivi, ma dico anche che non mi piace la parola divieto.

Come posso vietare un oggetto che per il lavoro che svolgo, ho spesso in mano? Devo prendermi la responsabilità di comunicare chiaramente a mia figlia di 4 anni che non le permetto di utilizzare lo smartphone, nel  rispetto del suo sviluppo e del suo benessere e riuscire a condividerle con lei questo limite. La mia riflessione parte dal considerare le nuove tecnologie come un mezzo,  è l’uso che ne facciamo, la conoscenza , la modalità di utilizzo e la destinazione d’uso,  che determina e indirizza la fruizione delle nuove tecnologie, in funzione al benessere della persona.  I bambini da zero a sei anni non conoscono il mondo, se non attraverso la relazione a contatto con il/i care- giver e le esperienze sensibili che possono fare nell’ambiente reale. Per questo l’utilizzo di smartphone e tablet non solo non è indicato per questa fascia di età, ma altamente sconsigliato perché genera dispersione, oltre ad altre problematiche che non posso trattare in questo spazio perché aprirei un capitolo molto vasto.

Allora come possiamo ri-considerare un incontro tra reale e virtuale, che di fatto è entrato sempre di più nella vita dei bambini/delle bambine?

Credo che si debba uscire dalla contrapposizione corpo naturale/corpo virtuale. E’ indispensabile recuperare il protagonismo del corpo con il suo agire e il suo sentire, per poter accedere alle emozioni che costituiscono l’originalità dell’essere umano.

Quando gli schermi sono vissuti come strumenti di fronte ai quali il bambino è spettatore passivo,  il suo corpo si trova imbrigliato, il movimento immobilizzato, con tutto ciò che ne consegue in termini psicofisici per i/lal bambino/a. Seduto davanti al televisore, tablet o smartphone tuo figlio da zero a sei anni, non può apprendere niente, tutt’al più può consolidare delle conoscenze pregresse fatte nel mondo reale (se ne ha avuto la possibilità). Ma la ricezione passiva non produce da sola nessuno sviluppo, cognitivo, emotivo,o  linguistico.

Entrare in una prospettiva positiva invece, può farci ipotizzare e progettare un incontro tra virtuale e reale, dove la tecnologia possa allearsi alla dimensione corporea, per favorire l’esperienza dell’incontro e del contatto tra sé e gli altri. Penso ad esempio alle mostre interattive dove le video-proiezioni costituiscono un contenitore immersivo per l’esplorazione e gli apprendimenti. Penso anche alle esperienze vissute al Nido d’Infanzia, alle proposte di giochi di luci ed ombre realizzate con l’ausilio di videoproiezioni, o alle possibilità di documentazioni di pitture ed elaborati dei bambini stessi, che raccolti al computer e adeguatamente animati, sono stati proiettati nella sala del Nido, a costituire uno sfondo virtuale, sul quale i bambini si incontravano e giocavano insieme interagendo con le immagini, abitando uno spazio immaginario ma possibile.

Cosa vorresti che i lettori riuscissero a comprendere e trattenere leggendo le tue parole?

Mi piacerebbe che i genitori si aprissero alla possibilità di mettersi in cammino su quel percorso autoformativo rappresentato dalla genitorialità, una grande occasione di crescita insieme ai propri figli/figlie. Diventare genitori è sconvolgente e nessun equilibrio torna al suo posto. Ma se i genitori si innamorassero di quel cammino, ad ogni passo potrebbero sviluppare tolleranza verso i propri errori, dinamicità, pazienza, resilienza, per imparare dai problemi stessi e cercare nuove strategie. L’importante non sono i risultati, nessun genitore è perfetto e nessun bambin* è il bambino/la bambina ideale, per fortuna! L’importante è il processo nel quale si crea la relazione tra due soggetti:  il bambino e l’adulto, un cammino che passo dopo passo,  genera felicità condivisa. Per gli educatori, le educatrici gli/le insegnanti che leggono questa intervista, mi piacerebbe che trattenessero  l’immagine di un bambino che chiede all’adulto: -Guardami, ascoltami, accoglimi per come sono, ho bisogno che tu mi tenga nella tua mente come un “corpo” bello, buono, forte, degno di cura e di attenzione-.  Se l’adulto educante guarda il bambino in questo modo, trasmette un importante messaggio: ti vedo e ci tengo a te. Questo fonda le basi di una solida relazione educativa e l’accesso ai futuri apprendimenti.      

Hai nuovi progetti? Puoi anticiparci qualcosa?

Sono una progettista nata! Questo però è un progetto lavorativo a cui tengo molto, forse di tutti i progetti  di vita che ho fatto, quello che mi somiglia di più.

Ho intenzione di portare in presenza la mia offerta di consulenza pedagogica educativa, che finora si è svolta in modalità online. Stanno partendo in questi giorni i lavori di ristrutturazione di un locale commerciale che diventerà  il mio studio ma non solo, mia figlia più grande ha accettato l’offerta per diventare la mia collaboratrice e questa idea mi rende già felicissima e impaziente di cominciare!

Una piccola anticipazione? Lo studio pedagogico nasce come un ambiente orientato al bello, pensato e strutturato per promuovere la relazione adulto-bambino, attraverso il gioco. Offrirà al genitore, la possibilità di osservare il bambino nelle sue competenze più che nelle sue mancanze e di avvalersi se lo riterrà necessario, di consulenze pedagogiche educative. Bambino/bambina e genitore potranno liberamente sperimentare lo spazio allestito per il gioco spontaneo e la promozione dello sviluppo psicomotorio. Il bambino apprende di sé e del mondo attraverso il movimento, l’esplorazione, la manipolazione e l’utilizzo simbolico di oggetti e materiali non strutturati. L’obiettivo di questo servizio di tipo ludico-ricreativo, è permettere al bambino di accedere alla creatività trasformativa tipica dell’infanzia e al genitore a fianco del bambino, di comprendere il valore del gioco nello sviluppo armonico del figlio e al contemporaneo, rafforzare le proprie risorse genitoriali. Le offerte a sostegno della genitorialità e dello sviluppo psicomotorio dei bambini, si articoleranno secondo una programmazione settimanale e si rivolgeranno oltre che alla coppia di genitori, mamme o papà in consulenza, a piccoli gruppi di bambini 3-6 anni e/o coppie genitore-bambino nella fascia 0-3.

Ci sarà poi lo spazio degli atelier creativi e dei laboratori psicomotori, il sabato mattina, per i quali attiveremo anche collaborazioni con professionisti/e dell’infanzia o artisti/e locali, perché credo molto nella rete e nella collaborazione tra professionisti/e che condividono gli stessi valori. Insieme a mia figlia Alma abbiamo tantissime idee da sviluppare in questo nuovo spazio, dove finalmente potrò incontrare ed accogliere in modo reale e non solo virtuale, genitori, bambini e bambine!

Per chi fosse interessato ai lavori in corso dello studio pedagogico o alle mie proposte sulla genitorialità consapevole e rispettosa, questo è il link del mio blog crescere-insieme.com . Seguitemi su Instagram mi trovate come pa_mela.filippi , oppure vi potete iscrivere alla mia pagina Facebook Pamela Filippi pedagogista & gestalt counselor. Vi aspetto.

About Author /

Designer, Art Director e Founder di PINI 1920, Bolgheri With Love, The Brand Love Theory, The Power of Service, GTRUN. Presidente e Founder di Italia With Love Ass. Culturale. Alla costante ricerca di arte, design, modernariato, sogni e storie.

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